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NAPOLI
La mitica Parthenope e la più documentata Neapolis, fondate entrambe (rispettivamente nel VII e nel V secolo a.C.) dai calcidesi di Cuma, si fusero successivamente in un'unica città che, anche dopo la conquista romana della Campania (completata tra la fine del IV e l'inizio del III secolo) rimase greca per cultura e costumi. Durante l'età imperiale fu epicentro di una fascia costiera di residenze patrizie, successivamente entrò (soprattutto a partire dal VI secolo) nei possedimenti bizantini e a lungo ne fece parte, come scalo mercantile. 
Nel 1139 venne conquistata da Ruggero II e aggregata al grande Regno di Sicilia, nel 1194 passò agli svevi, sotto lo scettro prima di Enrico VI e poi di Federico II, fondatore nel 1224 dell'Università che tutt'oggi porta il suo nome.
La conquista angioina (1266) segnò per Napoli, preferita a Palermo da Carlo I, il destino di capitale politica e culturale del Mezzogiorno d'Italia, una capitale cui lo stesso Carlo e i suoi successori diedero veste monumentale. Il prestigio della città si rafforzò ulteriormente con gli aragonesi, che nel 1442 strapparono agli Angiò-Durazzo il Regno di Napoli e lo dominarono fino al 1503, quando, coinvolto nelle guerre franco-spagnole, venne ridotto a vicereame alle dirette dipendenze della Spagna.
Il lungo periodo dei viceré spagnoli (la figura più eminente fu don Pedro de Toledo, che regnò fra il 1532 e il 1553) aggravò le condizioni sociali di Napoli, dando origine al fenomeno del sovraffollamento e registrando avvenimenti drammatici: l'eruzione del Vesuvio nel 1631; la rivolta del 1647 capeggiata da Masaniello; la peste e il terremoto del 1656, che determinarono demolizioni e speculazioni tali da far scrivere a Carlo Celano, nel 1692, che gli architetti in quel tempo fecero più danni che il terremoto stesso. Occupata dagli austriaci nel 1707 (nel periodo della guerra di successione spagnola), nel 1734 la città fu "consegnata" a Carlo III di Borbone. Contraddittoria risultò la condizione di Napoli a partire dal Regno d'Italia: da un lato l'epidemia di colera del 1884, l'aggravamento dei problemi socio-economici ereditati dal passato, i bombardamenti aerei del 1943 e, infine, il terremoto del 1980; dall'altro i ripetuti segni di vitalità e di rinascita per tornare a essere la "grande, luminosa e gentil città" di cui aveva scritto Giambattista Vico.

 

 

 
.: da visitare

Castel Nuovo (Maschio Angioino)
Teatro San Carlo
Palazzo Reale
Piazza del Plebiscito
Via Toledo (1536)
S. Michele a Port'Alba
S. Chiara
Duomo
Napoli Sotterranea

 

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